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domenica 4 novembre 2012

La milonga es hija del candombe, asi como el tango es hijo de la milonga

Cuando Alfredo Zitarrosa murió en Montevideo, su amigo Juceca subió con él hasta los portones del Paraíso, por no dejarlo solo en esos trámites.
Y cuando volvió, nos contó lo que había escuchado.
San Pedro preguntó nombre, edad, oficio.
--Cantor-- dijo Alfredo.
El portero quiso saber: cantor de qué.

--Milongas-- dijo Alfredo.
San Pedro no conocía. Lo picó la curiosidad, y mandó:
--Cante.
Y Alfredo cantó. Una milonga, dos, cien.
San Pedro quería que aquello no acabara nunca.
La voz de Alfredo, que tanto había hecho vibrar los suelos, estaba haciendo vibrar los cielos.
Entonces Dios, que andaba por ahí pastoreando nubes, paró la oreja.
Y ésa fue la única vez que Dios no supo quién era Dios.

Eduardo Galeano - El cantor

lunedì 10 settembre 2012

nunca te vayas, Maestro!

Eduardo Galeano ya está reponiéndose en su casa, luego de algunos días de internación en el Hospital Británico de Montevideo. Cuando todavía estaba internado, llegó con doble fractura Tony Pacheco, volante de Peñarol e ídolo de su hinchada,
que fue alojado en el cuarto contiguo al escritor uruguayo, amante del fútbol y fanático de Nacional. Al despertar de su anestesia, Galeano vio inundados los pasillos del hospital con hinchas de Peñarol con camisetas y banderas que esperaban para saludar al jugador. El periodista Darwin Desbocatti relató por radio que en ese momento el escritor gritó angustiado: “¡Estoy en el infierno, estoy en el infierno!”. Al salir de la pesadilla, Galeano y el futbolista intercambiaron libros: Galeano le regaló Los hijos de los días y Pacheco, su autobiografía Simplemente Tony.

mercoledì 8 febbraio 2012

rette parallele


El miedo de la mujer a la violencia del hombre es el espejo del miedo del hombre a la mujer sin miedo.

E. Galeano


Per sapere cos’è la solitudine bisogna essere stati in due, altrimenti bisogna che qualcuno ti racconti che cos’è la solitudine. Per stare in due un uomo deve stare con una donna. La donna cos’è per me…? Le religioni scadono di fronte a un rapporto umano, la donna è una razza pericolosissima che a volte detesto. Dicono io sono femminista o antifemminista... Però alla fine la donna è la cosa più meravigliosa che esista. Adesso canterò una canzone per una donna che ho amato.

P. Ciampi


giovedì 24 novembre 2011

l'una


Me desprendo del abrazo, salgo a la calle.
En el cielo, ya clareando, se dibuja, finita, la luna.
La luna tiene dos noches de edad.
Yo, una.


E. Galeano

martedì 3 maggio 2011

manicomio

Tempi della paura. Il mondo vive in uno stato di terrore, e il terrore si traveste: dice di essere opera di Saddam Hussein, un attore già stanco del tanto lavorare come nemico, o di Osama bin Laden, professionista della minaccia.
Ma il vero autore del panico planetario si chiama Mercato. Questo signore non ha nulla a che vedere con l'indimenticabile luogo del quartiere dove si va in cerca di frutta e verdura. E' un onnipotente terrorista senza volto, che sta in ogni luogo, come Dio, e crede di essere, come Dio, eterno. I suoi numerosi interpreti annunciano: "Il Mercato è nervoso", e avvertono: "Non bisogna irritarlo".
Il suo frondoso manuale criminale lo rende temibile. Ha trascorso la vita rubando il cibo, assassinando lavori, sequestrando paesi e fabbricando guerre.
Per vendere le sue guerre, il Mercato semina paura. E la paura crea il clima. La televisione si occupa del fatto che le torri di New York tornino a crollare ogni giorno. Cos'è rimasto del panico all'antrace? Non solo un'indagine ufficiale, che poco o nulla ha accertato su quelle lettere mortali: è rimasto anche uno spettacolare aumento del bilancio militare degli Stati uniti. E i milioni che quel paese destina all'industria della morte non sono una caruncola di tacchino. Appena un mese e mezzo di queste spese basterebbe a cancellare la miseria dal mondo, se non mentono le cifrette delle Nazioni unite.
Ogni volta che il Mercato invia un ordine, la luce rossa dell'allarme lampeggia nel "pericolosometro", la macchina che converte tutti i sospetti in evidenza. Le guerre preventive uccidono in base ai dubbi, non alle prove. Adesso tocca all'Iraq. Quel paese castigato è stato condannato un'altra volta. I morti sapranno comprendere: l'Iraq contiene la seconda riserva mondiale di petrolio, che è esattamente ciò che il Mercato vuole per assicurare lo spreco alla società dei consumi.
Specchio, specchietto: chi è il più temuto? Le potenze imperiali monopolizzano, per diritto naturale, le armi di distruzione di massa.
Ai tempi della conquista dell'America, mentre nasceva quello che oggi si chiama Mercato globale, il vaiolo e l'influenza uccisero molti più indigeni della spada e dell'archibugio. La vincente invasione europea dovette ringraziare molto i batteri e i virus. Secoli dopo, quegli alleati provvidenziali si convertirono in armi da guerra, in mano alle grandi potenze. Un pugno di paesi monopolizza gli arsenali biologici. Un paio di decenni fa, gli Stati uniti permisero che Saddam Hussein lanciasse bombe epidemiche contro i kurdi, quando lui era un bambino viziato dell'Occidente e i Kurdi avevano una cattiva stampa, tuttavia quelle armi biologiche erano state fabbricate con ceppi comprati presso un'impresa di Rockville, in Maryland.
In materia militare, come nel resto delle cose, il Mercato predica la libertà, ma la concorrenza non gli piace neanche un po'. L'offerta si concentra nelle mani di pochi, in nome della sicurezza universale. Saddam Hussein fa molta paura. Il mondo trema. Tremenda minaccia: l'Iraq potrebbe tornare ad usare armi batteriologiche e, molto più grave ancora, un giorno potrebbe arrivare a possedere armi nucleari. L'umanità non può permettersi questo rischio, proclama il pericoloso presidente dell'unico paese che ha usato le armi nucleari per assasinare gente civile. Sarà stato l'Iraq a sterminare i vecchi, le donne e i bambini di Hiroshima e Nagasaki?
Paesaggio del nuovo millennio:
gente che non si sa se domani troverà da mangiare, o se rimarrà senza tetto, o come farà a sopravvivere se si ammala o ha un incidente;
gente che non sa se domani perderà il lavoro, o se sarà costretta a lavorare il doppio in cambio della metà, o se la sua pensione sarà divorata dai lupi della borsa o dai topi dell'inflazione;
cittadini che non sanno se domani saranno assaliti dietro l'angolo, o se gli svaligeranno la casa, o se qualche disperato gli pianterà un coltello nella pancia;
contadini che non sanno se domani avranno terra da lavorare e pescatori che non sanno se incontreranno fiumi o mari ancora non avvelenati;
persone e paesi che non sanno come faranno domani a pagare i debiti moltiplicati dall'usura.
Saranno opera di Al Qaeda questi terrori quotidiani?
L'economia commette attentati che non escono sui quotidiani: ogni minuto uccide per fame dodici bambini. Nell'organizzazione terrorista del mondo, che il potere militare custodisce, ci sono un miliardo di affamati cronici e seicento milioni di obesi.
Moneta forte, vita fragile: Ecuador ed El Salvador hanno adottato il dollaro come moneta nazionale, ma la gente fugge. Mai quei paesi avevano prodotto tanta povertà e tanti emigranti. La vendita di carne umana all'estero genera sradicamento, tristezza e denaro. Gli ecuadoriani costretti a cercare lavoro altrove hanno inviato nel loro paese, nel 2001, una quantità di denaro che supera la somma delle esportazioni di banane, gamberi, tonno, caffè e cacao.
Anche Uruguay e Argentina espellono i loro giovani figli. Gli emigranti, nipoti di emigranti, lasciano alle loro spalle famiglie distrutte e memorie di dolore. "Dottore, mi hanno rotto l'anima": in quale ospedale ci si cura per questo? In Argentina, un concorso televisivo offre, ogni giorno, il premio più ambito: un lavoro. Le code sono lunghissime. Il programma sceglie i candidati, e il pubblico vota. Vince il lavoro colui che sparge più lacrime e più lacrime strappa. Sony Pictures sta vendendo la formula di successo in tutto il mondo.
Che lavoro? Qualsiasi. Per quale stipendio? Qualunque e comunque. La disperazione di coloro che cercano lavoro, e l'angoscia di quelli che temono di perderlo, costringono ad accettare l'inaccettabile. In tutto il mondo s'impone "il modello WalMart". L'impresa numero uno degli Stati uniti proibisce i sindacati e dilata gli orari senza pagare gli straordinari. Il Mercato esporta il suo esempio lucroso. Più i paesi sono ammalati, più è facile convertire il diritto al lavoro in carta straccia.
E più è facile sacrificare altri diritti. I padri del caos vendono ordine. La povertà e la disoccupazione moltiplicano la delinquenza, che diffonde il panico, e in questo brodo di coltura fiorisce il peggio. I militari argentini, che di crimini sanno parecchio, sono invitati a combattere il crimine: che vengano a salvarci dalla delinquenza, reclama a gran voce Carlos Menem, un funzionario del Mercato che di delinquenza s'intende molto, perché la esercitava come nessun altro quando era presidente.
Costi bassissimi, guadagni milionari, controlli zero: una petroliera si spezza in due e la mortifera marea nera attacca le coste della Galizia e oltre.
L'affare più redditizio del mondo produce fortune e disastri "naturali". I gas velenosi che il petrolio libera nell'aria sono la causa principale del buco nell'ozono, che già è grande come gli Stati uniti, e della follia del clima. In Etiopia e in altri paesi africani, la siccità sta condannando milioni di persone alla peggiore carestia degli ultimi vent'anni, mentre la Germania e altri paesi europei hanno sofferto inondazioni che sono state la peggior catastrofe dell'ultimo mezzo secolo.
Inoltre, il petrolio produce guerre. Povero Iraq.

Eduardo Galeano, articolo del settimanale uruguayano Brecha di dicembre 2002

venerdì 1 aprile 2011

accendimi

Un hombre del pueblo de Neguá, en la costa de Colombia, pudo subir al alto cielo.
A la vuelta, contó. Dijo que había contemplado, desde allá arriba, la vida humana. Y dijo que somos un mar de fueguitos.
"El mundo es eso — reveló — "un montón de gente, un mar de fueguitos. Cada persona brilla con luz propia entre todas las demás. No hay dos fuegos iguales. Hay fuegos grandes y fuegos chicos y fuegos de todos los colores. Hay gente de fuego sereno, que ni se entera del viento, y gente de fuego loco, que llena el aire de chispas. Algunos fuegos, fuegos bobos, no alumbran ni queman; pero otros arden la vida con tantas ganas que no se puede mirarlos sin parpadear... y quien se acerca, se enciende."

Un uomo del popolo dei Neguá, sulla costa della Colombia, potè salire all'alto cielo. Al suo ritorno, raccontò. Disse che aveva contemplato, da lassù, la vita umana. E disse che siamo un mare di fuochi.
"Il mondo è questo" - rivelò - "un mucchio di gente, un mare di fuochi. Ogni persona brilla con luce propria diversa da tutte le altre. Non ci sono due fuochi uguali. Ci sono fuochi grandi e fuochi piccoli e fuochi di tutti i colori. C'è gente di fuoco sereno che neppure s'accorge del vento, e gente di fuoco pazzo che riempie l'aria di scintille. Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, non illuminano né bruciano; ma altri ardono la vita con tanta voglia che non li si può guardare senza sbattere le palpebre... e chi si avvicina, si accende."

E.Galeano

peor para ellos



En algún lugar de Pensylvania, Anne Merak trabaja como ayudante del sol.
Ella está en el oficio desde que tiene memoria. Al fin de cada noche, Anne alza sus brazos y empuja al sol, para que irrumpa el cielo; y al fin de cada día, bajando los brazos, acuesta al sol en el horizonte.
Era muy chiquita cuando empezó esta tarea, y jamás ha fallado a su trabajo.
Hace medio siglo, la declararon loca. Desde entonces, Anne ha pasado por varios manicomios y ha engullido muchísimas pastillas.
Nunca consiguieron curarla.
Menos mal.

In qualche posto della Pensylvania, Anne Merak lavora come aiutante del sole. Ella fa questo mestiere da quando ha memoria. Alla fine di ogni notte, Anne alza le sue braccia e spinge al sole, affinché irrompa nel cielo; e al finire di ogni giorno, abbassando le braccia, corica al sole all'orizzonte.
Era molto piccolina quando incominciò questo compito, e non ha mancato mai al suo impegno.
Mezzo secolo fa la dichiararono matta. Da allora Anne è passata per vari manicomi e ha inghiottito moltissime pastiglie.
Non sono riusciti mai a curarla.
Meno male.

E.Galeano

domenica 20 marzo 2011

continuamente e scioccamente



Una macchina stupida?
Una lettera che ignora il suo mittente e sbaglia la sua destinazione?
Una pallottola perduta, che un dio ha sparato per errore?
Veniamo da un uovo più piccolo di una testa di spillo, e viviamo su una pietra che gira intorno a un stella nana e che, contro questa stella, prima o poi, si scontrerà.
Tuttavia, siamo fatti di luce, oltre che di carbonio, ossigeno, merda, morte e tante altre cose e, in fin dei conti, siamo qui da quando la bellezza dell'universo ha avuto bisogno di essere vista da qualcuno.

E. Galeano

venerdì 11 marzo 2011

il diritto di sognare


Una mujer, negra, será presidente de Brasil y otra mujer, negra, será presidente de los Estados Unidos de América.
Una mujer india gobernará Guatemala y otra, Perú.

E. Galeano

martedì 8 marzo 2011

ventana sobre las mascaras


Ñato Garcia, in Australia, fece finta di essere pazzo.
Era il tramonto e lui guardava il sole che si stava spegnendo a Melbourne mentre a Montevideo si stava accendendo, quando decise di fare il matto.
Ebbe deliri e allucinazioni. Combattè contro nemici invisibili, lanciando cazzotti all'aria, e trascorse giorni e notti seduto contro un muro, senza chiudere gli occhi. Si rifiutò di parlare, perchè il diavolo della follia gli entrava dalla bocca aperta. Rifiutò di dormire, per paura di morire della follia notturna. Sopportò medicine, iniezioni, elettroshock. Alla fine, dopo essersi proibito per quattro anni qualsiasi normalità, i medici australiani si convinsero del fatto che fosse un caso incurabile.
Fu così che Ñato ottenne un biglietto di ritorno e ricevette una buona pensione per vivere senza lavorare per tutto il resto della vita. Per l'ultima volta si guardò allo specchio nella sua casa di Melbourne, disse addio al pazzo e salì salì sull'aereo.
Arrivò finalmente nella città delle sue nostalgie.
A Montevideo si mise a cercare. Cercò la casa della sua infanzia e là c'era un supermercato. Il campo incolto dove aveva fatto l'amore per la prima volta era un parcheggio. Cercò i suoi amici. Non c'erano più. Cercò e si cercò senza trovarsi da nessuna parte e allora gli venne un dubbio: "Chi sarà rimasto là, a Melbourne, il pazzo oppure io?".
Una volta all'anno, solamente una volta, Ñato si riconosce allo specchio. Arriva il carnevale con i suoi rulli di tamburo e Ñato si riconosce. Questo accade quando lo specchio gli riflette la sua faccia mascherata: naso da pagliaccio, un sorriso enorme dipinto sulle labbra, la luna tra le ciglia e le stelle sparse su tutto il volto.

E. Galeano

mercoledì 23 febbraio 2011

il portiere

Lo chiamano anche portiere, numero uno, estremo difensore, guardapali, ma potrebbe benissimo chiamarlo martire, penitente, pagliaccio da circo.
Dicono che dove passa lui non cresce più l'erba. E' un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l'arbitro. Ora l'arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori.
Lui i gol non li segna. Stà li per impedire che vengano fatti. Il gol, festa del calcio : il goleador crea l'allegria e il portiere, guastafeste, la disfa. Porta sulle spalle in numero uno. Primo nel guadagnare? No,primo a pagare.
Il portiere ha sempre la colpa. Quando un giocatore qualsiasi commette un fallo di rigore, il casigato è lui : lo lascaino lì, abbandonato davanti al suo carnefice, nell'immensità della porta vuota. E quando la squadra ha una giornata negativa, è lui che paga il conto sotto una grandinata di palloni, espiando peccati altrui.
Gli altri giocatori possono sbagliarsi di brutto una volta o anche di più, ma si riscattano con una finta spettacolare, un passaggio magistrale, un tiro a colpo sicuro: lui no.
La folla non perdona il portiere. E' uscito a vuoto? Ha fatto una papera? Gli è sfuggioto il pallone? Le mani di acciaio sono diventate di seta? Con una sola papera il portiere rovina una partita o perde un campionato, e allora il pubblico dimentica immediatamente tutte le prodezze e lo condanna alla disgrazia eterna. La maledizione lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni.

Splendori e miserie del gioco del calcio - Eduardo Galeano

giovedì 10 febbraio 2011

finestra sulla nuca


Le cose sono padrone dei padroni delle cose e io non trovo il mio volto nello specchio. Parlo ciò che non dico. Sto, ma non sono. E salgo su un treno che mi porta dove non vado, in un paese esiliato da me.

E. Galeano

giovedì 3 febbraio 2011

finestra sulle proibizioni

Sul muro di un locale di Madrid c'è un cartello che dice:
È PROIBITO IL CANTO FLAMENCO.
Sul muro dell'aeroporto di Rio de Janeiro c'è un cartello che dice:
È PROIBITO GIOCARE CON I CARRELLI PORTAVALIGIE.
Il che vuol dire che c'è ancora gente che canta e c'è ancora gente che gioca.

sabato 15 gennaio 2011

il diritto al delirio

martedì 23 novembre 2010

parole in cammino

En lengua guaraní, ñe'ê significa "palabra" y también significa "alma". Creen los indios guaraníes que quienes mienten la palabra, o la dilapidan, son traidores del alma.

In lingua guaranì, ñe'ê significa “parola” e significa anche “anima”.
Gli indigeni guaranì credono che coloro che mentono o abusano della parola tradiscano l’anima.

E.Galeano

sabato 28 agosto 2010

Ricordare:

dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore

(Eduardo Galeano)